LA PREFAZIONE DEL SINDACO DI CAREZZANO ALLA PUBBLICAZIONE SU SEXTO CANEGALLO
Per noi, che l'abbiamo conosciuto nel suo periodo carezzanese, il ricordare Sexto Canegallo è innanzi tutto ritornare con la memoria ad una società molto diversa dall'attuale e ad un personaggio a sua volta completamente estraneo a quel contesto sociale.
La società era quella contadina e artigianale legata all'agricoltura di allora, lui invece veniva da esperienze di vita artistica svoltasi anche all'estero.
Innanzi tutto la sua figura: snello, elegante, perennemente vestito di scuro, con l'immancabile "borsalino", ed il tutto con un portamento signorile che lo faceva persino sembrare più alto di quanto poi fosse in realtà.
In secondo luogo la sua educata gentilezza: il saluto con l'accentuato tocco di cappello, il leggero inchinarsi se si trattava di signore, il "buongiorno" elargito con il più sincero dei sorrisi.
Nel rapporto colloquiale, poi, evidenziava la sua capacità di porsi come attento e curioso ascoltatore, a volte intercalando con qualche battuta o simpatica osservazione, ma, comunque, sempre riservato e maiprotagonista.
Tali caratteristiche, pur con le accentuate differenze sopra accennate, ne avevano facilitato l'integrazione in un tessuto sociale completamente agli antipodi da ciò che invece lui aveva rappresentato nel mondo artistico.
Poco o nulla infatti si conosceva dell'importante posizione che era riuscito a conquistarsi nel mondo della pittura, al massimo alcuni accenni della sorella Rosa, lei sì orgogliosamente fiera dell'artista che il fratello rappresentava, e quindi desiderosa di sottolinearlo.
Quelle rare volte che, sollecitato da qualche domanda si lasciava trasportare nei racconti del suo periodo di vita francese, lo faceva con una specie di schiva riservatezza per cui erano più gli aneddoti sul mondo della "bohème" e sugli altri artisti che aveva avuto l'occasione di conoscere, che non quelli sulle sue opere e sulle attestazioni di critica favorevole da parte degli esperti. In fondo, come ebbe lui stesso a dire, i critici potevano solo produrre osservazioni di valutazioni tecnico/rappresentative, ma mai quello che albergava nell'animo dell'artista al momento della creazione.
La nostra Amministrazione ha voluto innanzitutto ricordare Sexto Canegallo così come lui si è mostrato a Carezzano, l’uomo nel su interagire sociale in un contesto amato come quello del paese paterno, ma anche far luce sulla sua pittura e sul suo percorso artistico, svelando in particolare l’ultimo, e finora inedito, periodo della sua produzione, che così tanto risente dei paesaggi e delle atmosfere carezzanesi.
Marcella Serpa e Mauro Galli hanno saputo interpretare questo obiettivo integrando testimonianze, studi e ricerche sull’uomo e sull’artista Canegallo.
A noi piace soprattutto ricordare i suoi occhi intelligenti e canzonatori, attraverso i quali ci faceva capire che il suo essere era ben più complesso di quello che era uso far trasparire in quei suoi ultimi anni.
Un ricordo personale può essere assunto a paradigma della sua riservatezza: un giorno, trovandosi con l'inseparabile sorella Rosa ed il cognato Nino in casa mia, in una pausa dei conversari per una qualche ragione che non ricordo, lui si avvicinò al pianoforte e, avendo chiesto gentilmente il permesso, si sedette allo sgabello ed eseguì in modo impeccabile una melodia di George Gershwin.
La sorella Rosa ci ha poi informato che aveva imparato a suonare da autodidatta.
Questo era, ed è rimasto per noi che l'abbiamo conosciuto, Sexto Canegallo.
Gianfranco Bellingeri

